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Le sculture
Si
tratta del famoso "Dittico dell'Essere", che tanto stupore
ha destato nella critica ancora divisa su quale delle due opere sia
la migliore. Il dittico si compone di due sculture, "La
Pesantezza dell'Essere" e la "Leggerezza dell'Essere".
La prima rappresenta l'uomo nel faticoso atto di tendere verso il
futuro, un uomo, tuttavia, incapace di sganciarsi dal presente (le
gambe sono ben ancorate al basamento) e che porta dentro di sè tutto
il suo passato. La posizione flessa in avanti e di lato esprime
l'immensa pesantezza della condizione dell'Essere, di un Essere
tuttavia che va avanti per inerzia. La testa piatta indica il
prosciugamento dell'intelletto e la lama del coltello che fuoriesce
dal costato indica la lacerazione di un'esistenza pesante e inquieta.
Emerge, in questo capolavoro della scultura esistenzialista, tutto il
dramma dell'uomo che, solo, procede ugualmente verso un futuro
ignoto. In contrapposizione alla Pesantezza, completa il dittico la
Leggerezza, intesa però nell'eccezione negativa del termine. La
figura, slanciata e più alta della prima, con la testa china in
avanti in segno di sottomissione al destino, procede anch'essa verso
il futuro ma con superficialità, inconsapevole di ciò che essa stessa
rappresenta. Se con la Pesantezza l'artista lascia ancora all'uomo
una parvenza di umanità che, seppur ferita è ancora presente, nella
leggerezza tale umanità è completamente negata.
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La Pesantezza dell'Essere
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La Leggerezza dell'Essere
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Dittico dell'Essere
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